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ALEKSANDROS MEMETAJ

Aleksandros Memetaj. Lo so, ostico ma non quanto pensiate. L’accento va sulla E: AlEksandros. Scavallata la E è tutto un rotolare verso la esse finale. Albanese, di Valona, trapiantato in Veneto da piccolissimo, e poi a Roma per inseguire il suo sogno – per i dettagli vi invitiamo ad andare a teatro a vedere Albania Casa Mia, lo spettacolo che lui stesso ha scritto per raccontare la sua storia. Insomma, la racconta talmente bene lui che non vale la pena tentare un riassuntino smilzo! Ora, dovete sapere che Valona è considerata la Napoli albanese, e questo la dice lunga. In Memetaj, infatti, pulsa uno spirito partenopeo: eccentrico, prorompente, visceralmente legato a un’etica indiscutibile, fatta di rispetto per la gerarchia e lealtà. Ex giocatore di rugby prende la vita di petto. L’importante è non fermarsi, mai! Fissa l’obiettivo, si butta nella mischia e… beh, in qualche modo arriva a meta. Un caterpillar! Ovviamente la sua convinzione di essere un cingolato comporta degli effetti collaterali, primo tra tutti una inevitabile tendenza a farsi male. Ma, come direbbe lui, “no pain no gain”. È generoso per natura, nella vita e nel lavoro. Non ama i limiti, e cerca costantemente di spostarli un po’ più in là, che si tratti di scavare in profondità un personaggio, o che si tratti di sognare in grande. In una evoluzione che farebbe invidia a un pokemon, Aleksandros parte attore e poi diventa anche drammaturgo e poi regista e, quando pensavamo che avesse smesso, ha deciso di diventare anche un po’ danzatore. Arcane leggende narrano che in Aleksandros viva un gemello, di solito nascosto e latente, ma che a volte prende il sopravvento: un gemello un po’ burbero, cinico, tendenzialmente pessimista. Come in ogni favola che si rispetti, anche in questo caso l’unico antidoto è l’ammmore